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Castello di Agliè, parte il cantiere di restauro per la Fontana dei Quattro Fiumi

Castello di Agliè, parte il cantiere di restauro per la Fontana dei Quattro Fiumi

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Il Polo Museale del Piemonte e il Centro di Conservazione e restauro de La Venaria Reale hanno firmato una convenzione con lo scopo di condividere competenze e per realizzare programmi di ricerca, sperimentazione, studio, documentazione e attuazione degli interventi di conservazione e di restauro. Due gli ambiti di collaborazione: il cantiere d’intervento nel complesso decorativo della Fontana dei Quattro Fiumi di Filippo e Ignazio Collino, nei giardini del castello ducale di Agliè e il progetto di ricerca sulle tecniche e il restauro dei manufatti orientali e di imitazione, ampliando una ricerca del 2005, che prese le mosse dallo studio dei Gabinetti cinesi di Villa della Regina.

Il nucleo originario del castello di Agliè risale verosimilmente al XII secolo, periodo in cui la dinastia dei San Martino si stava affermando nell’area canavesana. La prima trasformazione dell’originario fortilizio fu operata nel 1646 per volontà del conte Filippo San Martino, secondo un progetto che viene fatto risalire ad Amedeo di Castellamonte. Alla morte di Filippo di Aglié il castello si presentava come una struttura simmetrica a due corti, una interna e l’altra aperta verso il borgo; la facciata est era già caratterizzata dalle due torri-padiglione affacciate sul giardino ordinato a parterres.

Nel 1763 il castello fu acquistato dai Savoia come appannaggio del secondogenito di Carlo Emanuele III, Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese: venne allora intrapreso un nuovo, grandioso progetto di riqualificazione del complesso ad opera dell’architetto Ignazio Birago di Borgaro. Il borgo stesso fu coinvolto nel vasto programma di rinnovamento, con l’edificazione dell’attuale parrocchiale, collegata al castello da una galleria coperta a due piani, tuttora esistente. Birago chiamò ad Aglié artisti cari alla corte torinese: i fratelli Filippo e Ignazio Collino per la statuaria delle fontane, lo stuccatore Giuseppe Bolina per gli apparati decorativi del grande atrio d’ingresso. Furono inoltre sistemati i giardini e il parco, risolto in termini di rigorosa simmetria verde, con uno specchio d’acqua lungo l’asse longitudinale.

Durante la dominazione napoleonica il castello fu trasformato in ospizio, il parco lottizzato e venduto a privati; nel 1823 rientrò nei possedimenti reali e due anni dopo ebbe inizio l’ultimo intervento di aggiornamento degli appartamenti, voluto dal re Carlo Felice. Il castello venne riarredato dagli artisti di corte; lo scultore Giacomo Spalla allestì la Sala Tuscolana, ove sono tuttora collocati i reperti rinvenuti nella villa Rufinella presso Frascati, proprietà di Carlo Felice e della regina Maria Cristina. Nella seconda metà dell’Ottocento fu riallestita la Galleria Verde e portato il parco alla sua consistenza attuale, abbandonando le simmetrie verdi per l’impianto di gusto romantico visibile ancora oggi. Venduto allo Stato nel 1939, il castello è stato destinato a museo di sé stesso, lasciandone immutate strutture e arredi.

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Nei prossimi mesi sarà avviato un cantiere d’intervento nella Fontana dei Quattro Fiumi, realizzata nel 1764 da Filippo e Ignazio Collino all’interno del giardino. La fase iniziale prevede uno studio per valutare le condizioni dell’opera e i piani di intervento. “Dobbiamo comprendere i fenomeni di degrado – ha precisato Roberta Bianchi, del laboratorio di restauro del Polo Museale – per poi dare luogo a una progettazione corretta e puntuale”.

“Focalizzeremo l’attività sulla fontana – ha aggiunto Michela Cardinali, responsabile della Scuola di Alta formazione del centro della Venaria Reale – per poi concentrarci anche sulla quinta scenica alle sue spalle. Faremo poi anche uno studio diagnostico per individuare materiali e tecniche utili alla conservazione”.

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