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Completato il restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Completato il restauro dell’Edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme

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Dopo circa un anno di interventi di restauro è possibile visitare l’edicola che custodisce la Tomba di Cristo all’interno del santo Sepolcro nella città vecchia di Gerusalemme. Il restauro è stato portato a termine da un team tecnico dell’Università di Atene che ha lavorato sulle pietre dell’edicola. E’ in corso una nuova ricerca di fondi per dare il via ad una seconda fase di restauro. 

L’edicola che racchiude, come in uno scrigno, ciò che resta della tomba di Gesù è stata consolidata, riparata, stabilizzata e ripulita, ma le cause della sua fragilità non sono state eliminate del tutto: resta da risolvere il problema della cronica umidità che sale dal sottosuolo.

Gli interventi hanno interessato le pavimentazioni tutto intorno all’edicola, le canalizzazioni, il restauro delle pietre del lastricato, il consolidamento delle fondazioni dell’edicola al fine di garantire la stabilità sismica dell’insieme.

Gerusalemme è costruita sulla roccia; e l’acqua piovana una volta penetrate nel terreno, non potendo defluire in profondità a causa dello strato roccioso, risalgono verso la superficie attraverso una rete capillare da cui evaporano generando un alto livello di umidità nelle murature degli edifici di tutta la città.

“E’ la fine di una fase e l’inizio di una nuova e tutto è ormai avviato”, ha detto all’ANSA Pierbattista Pizzaballa, Arcivescovo amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme. “In mattinata si terrà nel luogo sacro una cerimonia religiosa pubblica a cui sono stati invitati tutti quelli che hanno contribuito al restauro. Una funzione semplice ed ecumenica – ha spiegato – con canti e preghiere. Il restauro ha interessato l’intera edicola e tutto è stato fatto – ha spiegato Pizzaballa – con un restauro conservativo che ha permesso di dare nuova solidità alla struttura”.

I FINANZIATORI_ Il costo della nuova fase dei lavori è stato stimato in 6 milioni di dollari. L’intervento straordinario è stato finanziato dalle tre principali confessioni cristiane responsabili della basilica: i greco-ortodossi, i francescani (per la Chiesa cattolica) e gli armeni. Ai loro fondi si sono aggiunti i finanziamenti pubblici stanziati dal governo greco e da benefattori privati. Il Fondo mondiale per i monumenti (World Monuments Fund, organizzazione no profit con sede a New York) ha giocato un ruolo di primo piano nel convogliare i fondi necessari. A questi si aggiungono anche finanziatori quali il re Abdallah II di Giordania che ha versato una makruma (una somma a titolo di beneficenza regale) e il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas.

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