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Contenitore e contenuto. Una nuova vita per il Teatro Severi

Contenitore e contenuto. Una nuova vita per il Teatro Severi

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L’articolo illustra il progetto di recupero e rifunzionalizzazione di teatro Severi, costruito nell’800 con una pregevole facciata novecentesca con stilemi liberty. Dopo anni di sottoutilizzo e progressivo degrado il Teatro ha visto una nuova luce con un programma funzionale che porterà ad un completo recupero inserendo diverse attività per garantire continuità nella fruizione con il coinvolgimento di vari soggetti sia pubblici che privati ospitando, oltre al teatro vero e proprio, sale riunioni da 20 a 100 posti sedi di associazioni e luoghi espositivi.
[…] Il progetto di recupero del teatro risponde alla volontà di riqualificare l’immobile destinandolo a diverse funzioni, compatibili tra loro e, nello stesso tempo, indipendenti l’una dall’altra. La strategia di intervento prevede l’inserimento di blocchi indipendenti tra loro e dall’involucro: l’approccio si può dunque sintetizzare in “costruire nel costruito”: strategia che privilegia l’indipendenza, la riconoscibilità degli interventi di valorizzazione e di inserimento di nuove funzioni nel rispetto della preesistenza, senza snaturarne la storia ma allo stesso tempo adeguando l’edificio a nuove esigenze e restituendogli una nuova vita.
Ogni scelta progettuale scaturisce dalla volontà di “svuotare” l’edificio esistente affinché costituisca una sorta di involucro per il nuovo costruito sia per esigenze normativo-strutturali, per non aggravare con nuovi carichi le murature portanti esistenti, sia per enfatizzare il dialogo tra preesistenza e nuovi contenitori.
In quest’ottica la facciata acquista maggiore rilevanza, quasi fosse una quinta teatrale retroilluminata; le partizioni orizzontali di nuova costruzione rimangono scostate dalle murature perimetrali in modo evidente, proprio per dichiarare la propria autonomia, e sono ‘portate’ dal blocco servizi centrale che costituisce l’elemento-filtro tra ingresso-foyer e le sale realizzate per le diverse funzioni.
La “valorizzazione compatibile” passa attraverso un attento studio dei materiali impiegati unita ad una analisi storico critica condotta sull’evoluzione dell’edificio, che ha permesso di evidenziare le parti architettoniche che si presentavano come evidenti superfetazioni distinguendole da quelle descrittive del necessario evolversi, in modo congruente, della struttura originaria. L’edificio ha dovuto assolvere a funzioni che in genere si potrebbero definire di pubblico spettacolo, ma che inevitabilmente ne modificarono la fruizione e la dotazione a seconda delle successive utilizzazioni a cinema – teatro o sala da ballo (come ad esempio l’inserimento di un bar e di una cabina dj); la galleria è anche stata utilizzata, in tempi recenti, come sala giochi elettronici. […]

[L’articolo, a firma di Silvia Brunoro, è pubblicato su rec134_giugno2016]
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