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Valorizzazione e ipervalorizzazione. L’editoriale di Cesare Feiffer

Valorizzazione e ipervalorizzazione. L’editoriale di Cesare Feiffer

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Forse non c’è argomento quale quello della valorizzazione dei beni culturali che stimoli maggiormente l’ugola di chi opera nel campo del restauro e del riuso del patrimonio architettonico del passato. Fin dai tempi dei “giacimenti culturali” di lontana memoria, dei monumenti definiti il petrolio italiano, passando per quelli della creazione della Direzione Generale per la Valorizzazione fino a quelli attuali del miliardodieuro sulla cultura per “incentivare il turismo”, si accresce di anno in anno un gran parlare sull’argomento. Ormai tutto il mondo della cultura, e anche chi vive fuori dalla cultura, è consapevole delle sue potenzialità e aumentarle, accrescerne il godimento, agganciarci filiere commerciali e di conseguenza molteplici funzioni legate all’uso, al sopruso e all’abuso, è tema che fa discutere un po’ tutti, da chi ne sa a chi ne ha solo sentito parlare.


Pochissime di queste “parole” sulla valorizzazione si sono però concretizzate in fatti. Pochissimi di questi fatti possono ergersi quale riferimento di valore per ragioni concrete e non astratte, ossia per il metodo culturale adottato, per i rapporti tra risultato ottenuto e stato antecedente i lavori, per la quantità di materia autentica del bene realmente conservata, per il livello di compatibilità raggiunto tra preesistenza e nuove funzioni e, infine, per le idee che hanno innescato la valorizzazione creando le condizioni economiche perché l’iniziativa si verifichi. Sono tutte motivazioni importanti ma l’ultima lo è in particolar modo perché determina che il bene culturale possa sopravvivere senza assistenze e finanziamenti pubblici ma creando da solo quella ricchezza che serve per essere economicamente indipendente.
Uno dei maggiori rischi della valorizzazione è ingigantire fuor di misura i contenuti della cultura e dei suoi valori e messaggi, fatto che nell’architettura si realizza aggiungendo nuove forme griffate da archistar o ripristinando stati presunti originari (ritenendo che ciò sia direttamente proporzionale al reddito che se ne può ricavare). Non discernere i limiti della compatibilità per spettacolarizzare la cultura è un rischio concreto, che ho già rilevato in qualche editoriale e che riguarda tutti, da chi agisce nel pubblico con funzioni di controllo e gestione dei finanziamenti specifici a chi opera nel privato con risorse proprie o delle quali risponde direttamente. […]

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Immagini in ordine dall’alto.

Ristrutturazione Palazzo dell’Ex Unione Militare (Roma)_Studio Fuksas

Proposta di Rem Koolhaas per il Fondaco dei Tedeschi a Venezia

 

Cover grande a lato_Cesare Feiffer

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