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Gli orti metropolitani come strumento di ricucitura del tessuto ecologico, urbano e sociale

Gli orti metropolitani come strumento di ricucitura del tessuto ecologico, urbano e sociale

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La relazione città-cibo costituisce un asse d’intervento innovativo per orientare l’agenda politica nazionale verso modelli più resilienti. Questo implica il riconoscimento degli agroecosistemi e della produzione agricola non come attività antitetiche rispetto a quelle urbane, ma come fenomeni capaci di svolgere un ruolo chiave nello sviluppo dei sistemi metropolitani (Marino, Cavallo, 2014). In tal senso l’ossimoro “agricoltura urbana” è rappresentativo di una possibilità nuova per gli spazi dimenticati, come riattivazione interna di meccanismi virtuosi di rigenerazione urbana, indirizzati alla ricostruzione dell’identità perduta. In questo contesto gli orti urbani rappresentano sperimentazioni spaziali, a metà tra il pubblico e il privato, utili alla riconnessione ecologica, urbana e sociale dei sistemi territoriali.

CIBO e CITTA’_In un quadro in cui all’aumento incrementale della superficie urbanizzata corrisponde una flessione della quota di superfici coltivate, la relazione tra città, società e cibo costituisce un asse d’intervento trasversale, strategico e innovativo per orientare l’agenda politica nazionale verso modelli più resilienti. Questo implica il riconoscimento degli agroecosistemi e della produzione agricola non come attività antitetiche rispetto a quelle urbane, bensì come fenomeni integrati, capaci di svolgere un ruolo chiave nello sviluppo dei sistemi metropolitani (Marino, Cavallo, 2014). In questo senso, l’agricoltura può rappresentare una nuova occasione transcalare per ripensare la ricomposizione tra urbano e rurale, sia dal punto di vista spaziale con la tutela del paesaggio e la (ri)progettazione dello spazio pubblico e del verde urbano, sia anche per quanto riguarda la gestione dei servizi ecosistemici, la pianificazione alimentare e i processi di inclusione e coesione sociale.
Indagare tale relazione tra cibo e città significa riferirsi a sistemi complessi, leggibili attraverso una prospettiva socio-ecologica. Per tal motivo, si adotta un approccio sistemico d’impronta coevolutiva, un quadro teorico di riferimento necessario alla comprensione delle trasformazioni nei sistemi in cui le interrelazioni tra componenti ecologiche e sociali sono biunivoche (Costanza et al., 1997, Smits e Kuhlman, 2004, Folke et al., 2005, Hall et al., 2006, Kallis e Noorgard, 2010; Marino, Cavallo, 2014).
Tale lente interpretativa impone una nuova visione multidisciplinare e integrata dei modelli di sviluppo, capace di interpolare la sostenibilità ambientale con quella sociale ed economica, e che suggerisca stili di vita consapevoli con ricadute positive sia sull’ambiente che sulla vita delle comunità. […]

I Giardini in Transito di Via Montello, Milano.

ORTI URBANI_L’espressione “agricoltura urbana” rappresenta un fenomeno rappresentativo della relazione cibo-città descritta fino ad ora. Si tratta di un movimento politico-culturale internazionale, definito da Marc Lavergne “patchwork di luoghi e attività intrecciati all’interno delle maglie risparmiate dall’urbanizzato” (2004), nato in origine per rispondere ad un insieme di esigenze basilari; oggi l’agricoltura urbana trova nuova vita, facendosi strumento per la rigenerazione a tutto tondo di zone urbane degradate. […]

NUOVE PROSPETTIVE_In una prospettiva piena di risorse come quella descritta in precedenza, il tema del cibo sembra suggerire nuovi scenari per la pianificazione dei sistemi territoriali, introducendo il concetto di food planning. Immaginare una politica di food planning vuol dire costruire uno strumento trasversale che possa agire in maniera integrata rispetto alla pianificazione territoriale, interagendo su diversi fronti: ambientale, economico, sociale e spaziale. Il riconoscimento e la stima del valore economico di un modello di pianificazione alimentare può svolgere un ruolo di primo piano verso la resilienza dei sistemi urbani (Marino, Cavallo, 2014).
L’aspetto chiave è la transcalarità dello strumento: il food planning, infatti, attraversa diverse scale di governo del territorio ed agisce non soltanto sulla produzione, ma anche sui processi di trasformazione e stoccaggio del cibo, così come sull’evoluzione dell’apparato normativo e sulla sensibilizzazione della società. A tali questioni si somma la possibilità di agire con un approccio sistemico e integrato, che coinvolge in unico quadro processi e attori differenti. […]

[L‘articolo, a firma di Catherine Dezio, è pubblicato su rec133_maggio2016]
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Orti di Maserada, provincia di Treviso.

Orti a Cornigliano, Genova.

 

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