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Strategie di recupero del patrimonio rurale emiliano post sisma. Il recupero di Villa Prospera.

Strategie di recupero del patrimonio rurale emiliano post sisma. Il recupero di Villa Prospera.


Il recupero di Villa Prospera è materia per chi, di patrimonio rurale, nasconda un malcelato e istintivo interesse. Spesso considerata come secondaria quando non addirittura sottovalutata dagli stessi committenti, l’accezione di rurale ha da sempre portato avanti nel suo piccolo, una tradizione costruttiva di rilievo, affinata nei secoli seppur fondata su necessità primarie, segnate da fattori di utilità immediata e diretta quale la gestione dei fondi agrari della Pianura Padana.


>Mondo ampio e molteplice in cui spesso le differenze tipologiche degli edifici d’uso rappresentano evoluzioni funzionali banalmente performanti, nulla se vogliamo di tecnologico avanzato e votate con umiltà all’ottimizzazione delle risorse disponibili come l’esposizione solare, lo sfruttamento delle correnti d’aria o l’inerzia termica della massa. In ogni caso un settore in cui la funzione vince su tutto, che si tratti di estetica o di etica a comandare rimane l’adesione ad uno scopo funzionalistico con un certo riguardo al vizio di rendere rispettabile la resa estetica del costruito.
Di questo scenario, Villa Prospera costituisce un’eccezione, perché partecipa alla ruralità ma con qualche nobile origine del marchesato Menafoglio, sceso dal varesotto nel diciottesimo secolo per legami d’interesse con la famiglia d’Este, e rimasto da allora per più di un secolo in un solidale rapporto reciproco. Una vasta proprietà terriera giustificava ampiamente la loro presenza al punto da fargli edificare con una certa semplicità stilistica un Casino di caccia, di proporzioni insolite ed in aggiunta agli edifici produttivi esistenti, nella seconda metà del milleottocento.

Un equilibrio insediativo che nonostante l’eccezione, confermava tutto sommato la regola, senza alterare gli equilibri costitutivi della tessitura agraria e inserendosi di buon grado negli scenari circostanti. E’ chiaro che gli intenti costruttivi di due secoli fa, sia per funzione che per tecnologia, si legavano ad una diversa visione del mondo rispetto alla contemporaneità, e quello che era uno scopo di rappresentanza ha dovuto essere tradotto con un’operazione di senso compiuto e attuale ai giorni nostri. Rappresentanza ed intrattenimento hanno trovato compimento nella funzione intrattenitiva dell’edificio, trasportato al giorno d’oggi come sede celebrativa di eventi con spiccata funzione di servizio come già avviene per molti esempi noti in Italia.
Sperimentare un terremoto senza mezzi sostanziali di contrasto ha sicuramente messo alla prova ogni prospettiva produttiva di quell’insediamento rurale, comprimendo in un istante un processo di lento invecchiamento fisiologico per il quale sarebbero occorsi secoli. Se è pero necessario guardare al bicchiere mezzo pieno è pur vero che quell’evento ha imposto un cambio di prospettiva, ha sforzato tecnici e committenti ad assumere nuovi punti di vista, obbligando ad un impegno di prospettiva oltre la destabilizzazione tipica degli episodi traumatici. In qualche modo, e forse anche scarsamente scientifico, è avvenuta una presa di coscienza di quanto scalfibile fosse l’immagine apparente di una certa firmitas vitruviana.[L’articolo, a firma di Andrea Bellodi, è pubblicato su rec132_aprile2016]
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Lesioni con distaccamenti dei maschi murari in corrispondenza del ribaltamento di fronte del lato sud. (foto D. Virdis)

Vista del fronte est con la palese inconsistenza delle malte.

Vista di fine lavori del piano nobile. (foto P. Grechi)

Vista di fine lavori del piano terra. (foto P. Grechi)

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