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Il restauro timido di Marco Ermentini

Il restauro timido di Marco Ermentini

Quartiere Giambellino, Milano, i cortili di via Segneri
Cammino tra i cortili degli edifici, quattro piani in stecche parallele con uno stile razionalista austero e semplice, le facciate sono intonacate con il tradizionale “Terranova” prodotto a Milano a partire dall’inizio secolo con i tipici colori in pasta mattone e tortora. Nonostante l’incuria e il degrado, le proporzioni degli spazi, la vegetazione dei cortili e la qualità degli edifici sono veramente notevoli. Aveva proprio ragione Le Corbusier: l’architettura si cammina.

In realtà solo percorrendola si può capirla e, con un po’ di attenzione, si può classificarla fra quella morta o viva: e questi edifici, senza dubbio, sono vivi. Mi trovo nel vecchio quartiere del Giambellino a Milano, costruito alla fine degli anni Trenta del Novecento, in aperta campagna verso la direzione di Vigevano, dall’Istituto Fascista per le Case Popolari. Il quartiere ha ospitato la prima Immigrazione ed è caratterizzato da un’identità forte e autonoma: era il mondo del Cerutti Gino cantato da Gaber. Ora tutto è cambiato, il quartiere di periferia è stato incorporato nella città e il mitico bar del Giambellino è condotto dalla famiglia Hu.
La struttura portante degli edifici, progettati dall’architetto Giovanni Broglio, è in muratura di mattoni pieni con solai in laterocemento, le coperture sono piane e le facciate intonacate. Le finiture degli alloggi sono estremamente semplici con pavimenti in graniglia di cemento, serramenti di legno, balconi in cemento e parapetti di ferro. Da settant’anni il quartiere non ha avuto nessuna manutenzione e si vede. Nonostante questo fatto, all’esame ravvicinato gli edifici possiedono una qualità edilizia veramente notevole. In occasione delle ricerche eseguite dal gruppo G124 di Renzo Piano al Senato a cui ho partecipato durante lo scorso anno, è emerso chiaramente che queste costruzioni meritano di essere conservate e valorizzate con opportune aggiunte e manutenzioni con una azione attenta di rammendo (www.renzopianog124.com).
Non sono presenti cedimenti strutturali e la struttura portante in muratura di mattoni pieni a tre e quattro teste (al tempo il cemento armato era vietato per rispettare l’autarchia imposta dal regime) è in ottimo stato. È curioso ammettere che oggi non ci possiamo più permettere una tale struttura portante, sarebbe francamente troppo dispendiosa. Certo, molti elementi sono obsoleti come i serramenti, alcune finiture e gli impianti tecnologici assolutamente inadeguati. Nonostante tutto molta qualità è riscontrabile. Mi spiego.[L’articolo, a firma di Marco Ermentini, è tratto da rec133_aprile2016]
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