cover_catania

Ricostruzione virtuale dell’anfiteatro di Catania

Ricostruzione virtuale dell’anfiteatro di Catania

Le ricerche archeologiche, architettoniche e topografiche, coordinate da Giuseppe Cacciaguerra, ricercatore Ibam Cnr, integrate con le indagini geofisiche, curate da Giovanni Leucci (Laboratorio di Geofisica applicata ai beni archeologici e monumentali dell’Ibam Cnr) e il rilievo 3D, coordinato dall’ Francesco Gabellone (ITlab – Ibam Cnr), hanno permesso di migliorare la conoscenza dell’anfiteatro romano di Catania.

L’anfiteatro, costruito almeno in due riprese, la prima nel corso della prima età imperiale, la seconda probabilmente nel II secolo d.C., era dotato di un articolato sistema di circolazione degli spettatori che doveva tenere conto della vicinanza alla collina di Montevergine e della probabile presenza di settori chiusi al pubblico perché destinati ad accogliere animali e macchinari, in assenza di vani sotterranei. Lo studio ricostruttivo ha permesso di leggere e interpretare il sistema di distribuzione degli spettatori il quale risultava organizzato in una serie di rampe e corridoi che consentivano l’accesso diretto al settore inferiore, mentre per i livelli superiori erano previsti dei piani di disimpegno dai quali si dipartivano le scale. Nel settore inferiore, destinato alle élites della città, è stato confermato che il largo passaggio tra la cavea e l’arena, interpretato come “precinzione”, è l’esito della sottrazione dei blocchi di pietra condotta nel corso del tempo, azione che ha distrutto le gradinate più basse.

Il docuvideo, realizzato dall’arch. Francesco Gabellone rappresenta il risultato delle ricerche multidisciplinari condotte dall’Ibam Cnr sull’antico monumento, uno degli edifici più importanti della città del quale, purtroppo, si conosce una porzione limitatissima della sua originaria estensione. Il video mostra la ricostruzione del contesto urbano circostante l’edificio. Le ricerche hanno portato ad ipotizzare che l’area antistante gli ingressi in quota dell’anfiteatro fosse costituita da una grande terrazza inquadrata sul lato della collina da un lungo muro che sosteneva una seconda terrazza superiore. Su quest’ultima era posto un tempietto su podio di cui sono stati rinvenuti i resti nell’area della chiesa di Sant’Agata al Carcere. Inoltre, è stato possibile verificare le soluzioni adottate per la costruzione dell’anfiteatro e l’attendibilità delle diverse ipotesi ricostruttive proposte in passato giungendo a ritenere verosimile l’esistenza di un colonnato ionico in sommità, rivolto verso la cavea, in passato messa in dubbio da alcuni studiosi. Si è proceduto, inoltre, alla verifica e all’analisi dei carichi e delle spinte strutturali ridisegnando e simulando il processo costruttivo utile allo studio del monumento e dunque alla proposta ricostruttiva in sé.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

cover_basilichepapali

San Pietro in 3D. Un viaggio attraverso le basiliche papali

Il “trasloco” di una villa nel centro di Bellinzona