La vita dei tetti. Le coperture riparano gli edifici ma spesso la loro manutenzione è scoraggiata da molti fattori.

La vita dei tetti. Le coperture riparano gli edifici ma spesso la loro manutenzione è scoraggiata da molti fattori.

Quando ci ricordiamo di un monumento, non ci viene mai in mente la sua copertura. In realtà non esiste una storia dell’architettura basata sui tetti. Tuttavia le coperture sono le parti più vere degli edifici. La loro bellezza è nuda, offerta a tutti, sussurrata a bassa voce a condizione di saperla vedere. I tetti sono il principale riparo degli edifici e ne garantiscono la conservazione ma spesso la loro manutenzione è scoraggiata da molti fattori. Così si è sperimentata nel Castello Visconteo di Pandino una vecchia tecnica innovativa che si avvale delle metodologie più avanzate assieme alla riscoperta dell’antico mestiere della manutenzione dei tetti. Risultato: coniugare la virtù della timidezza con il coraggio delle reti da trapezista.


Il contributo, che trae spunto dal volume “La vita dei tetti e il castello visconteo di Pandino” ed. Associazione Giovanni Secco Suardo, testimonia il lavoro effettuato e ci aiuta ad ascoltare e apprezzare i tetti come estensioni dei nostri corpi, delle nostre memorie, delle nostre identità e delle nostre menti.[…] La cosa più bella del mio lavoro è il primo sopralluogo; in quel momento si assapora una sensazione deliziosa perché lì si annida il seme di tutte le cose che dovranno seguire: è lo spirito dell’inizio.
Quella mattina di tarda primavera il tempo era terso e incominciavo a salire le scale che portano alla torre Sud. I ripidi gradini in beola conducono ai piani superiori da cui, con altre scale in legno a pioli, sbucano al livello superiore nella zona merlata proprio sotto la struttura del tetto. Il panorama della campagna è notevole: da una parte i campi coltivati e dall’altra il vecchio borgo di Pandino. Proprio sotto di me potevo vedere il grande tetto con le sue falde regolari, il maestoso porticato con la loggia al primo piano, l’altra torre a Settentrione e le coperture dei due torrioni di epoca sforzesca. Insomma, una vista bellissima: era la posizione giusta per osservare con il binocolo la situazione del tetto. Con il mio vecchio amico Lanfranco che mi accompagnava quella mattina ne abbiamo visti tanti di tetti, ma tutte le volte è come se fosse la prima. È curioso ma ogni edificio è come se fosse un individuo singolo con le sue caratteristiche e particolarità uniche, proprio come un vecchio arzillo che ha subito tante offese, che ha affrontato la malattia ma che alla fine è sopravvissuto con le sue cicatrici, con le sue rughe.
Era il primo sopralluogo necessario per stendere un progetto di restauro timido dei tetti del castello visconteo, le infiltrazioni di acqua piovana si ripetevano con maggiore frequenza e qualcosa si doveva per forza fare. Eravamo emozionati di poter esaminare da vicino un monumento così importante. […]

[L’articolo, a firma di Marco Ermentini, è pubblicato nell’ambito della rubrica RESTAURO TIMIDO sul MAGAZINE ONLINE_mese di marzo]
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