Beni culturali: tutela e valorizzazione

Beni culturali: tutela e valorizzazione

Interventi di rinforzo solaio in legno (Abbadia di Fiastra, MC)

Gli edifici esistenti con valenza storico-monumentale costituiscono uno straordinario patrimonio per l’Italia e necessitano di essere salvaguardati come documenti delle radici culturali del paese e valorizzati affinché possano essere inseriti in un circuito economico di crescita. Il deterioramento dei materiali e la concezione statica legata alle sole azioni gravitazionali rendono le costruzioni storiche estremamente vulnerabili nei confronti dell’azione sismica e richiedono interventi in grado di preservarne l’integrità. Affinché non si abbia la perdita del valore culturale del bene architettonico, e perché questo possa essere consegnato ai posteri, gli interventi devono essere concepiti ed eseguiti nella logica del restauro.

 


Fondazione Promozione Acciaio dedica un numero di Aa_Architetture in acciaio al tema “Costruzioni sicure in zona sismica” e propone una serie di approfondimenti a cura del Prof. Andrea Dall’Asta (Università di Camerino – Commissione Sismica per le Costruzioni in acciaio di Fondazione Promozione Acciaio) e il Prof. Alessandro Zona (Università di Camerino).
Di seguito un estratto del numero dedicato all’adeguamento sismico nel recupero di costruzioni esistenti.

La scelta delle tecniche di intervento è questione assai complessa ed è subordinata alla profonda conoscenza del bene in cui le questioni storiche ed evolutive sono da ricostruire sovrapponendo alle vicissitudini politico-culturali e naturali, i risultati di studi archivistici ed iconografici, e quelli di analisi geometrico-architettoniche e materico-strutturali. Prima di scegliere i materiali è necessario concepire l’intervento mirando a ridurre o eliminare puntualmente le vulnerabilità riconosciute, lasciando inalterati i meccanismi non interessati, rispettando l’autenticità del bene, limitando al massimo le sostituzioni e conservando i materiali originali con un completo controllo visivo dei presidi posti in opera. L’intervento dovrà essere non invasivo, ovvero reversibile, affinché possa essere manutenuto e sostituito nel momento in cui si rendano disponibili nuovi materiali o tecnologie ancor meno invasive di quelle usate; l’intervento dovrà essere realizzato valutando le compatibilità meccanico-strutturali e quelle chimico-fisiche con i materiali ed i sistemi costruttivi del bene architettonico.
I sistemi di rinforzo possono essere concepiti impiegando materiali tradizionali posti in opera con tecniche affini a quelle originali o con tecniche innovative, o impiegando elementi strutturali realizzati con materiali moderni in affiancamento o in sostituzione di elementi degradati, per rinforzare la struttura indebolita o per integrare la struttura esistente in modo da eliminare le vulnerabilità intrinseche del sistema tradizionale.
Ciò premesso, la scelta dei materiali e delle tecniche di intervento devono essere le più adatte alla conservazione del valore culturale del bene. In un trascorso non molto lontano l’uso del cemento portland e del calcestruzzo strutturale ha fatto pensare a sistemi compatibili con gli edifici storici, realizzati in massima parte in muratura, fino a che eventi clamorosi e tragici hanno dimostrato non solo l’incapacità di preservare la costruzione ma anche la dannosità dell’uso di questi materiali spesso incompatibili anche dal punto di vista chimico-fisico. L’inserimento di elementi in calcestruzzo armato, infatti, oltre che aumentare le masse delle costruzioni, introduce evidenti discontinuità strutturali, capaci di mettere in discussione gli equilibri necessari a garantire la staticità di sistemi basati sul comportamento attritivo del materiale. Alla luce di ciò, l’acciaio, già storicamente usato, rimane il materiale più affidabile negli interventi di restauro strutturale in quanto possiede tutte le caratteristiche atte a garantire la piena compatibilità con l’edificio storico.
Il primo punto a favore dell’uso di elementi in acciaio è sicuramente la quasi completa reversibilità dei sistemi che vengono posti in opera prefabbricati ed ancorati alla costruzione esistente per mezzo di piastre di contrasto ed elementi di contatto. Sistemi di tiranti realizzati con acciai ad alte prestazioni sono per questo molto usati proprio nella predisposizione di presidi atti a contrastare le spinte di archi e volte in edifici di assoluto interesse storico (figura 1) ed archeologico.
Secondo aspetto vincente è la possibilità di realizzare sistemi per assolvere a compiti specifici senza alterare i meccanismi resistenti virtuosi del sistema esistente (criterio del minimo intervento). Ad esempio, possono essere realizzate cordolature di coronamento degli edifici per conferire alla muratura il necessario incatenamento sommitale, favorendo l’ancoraggio di elementi esistenti (es. capriate in legno) affinché non si sfilino dagli alloggiamenti e nel contempo costituiscano un vincolo nei confronti del ribaltamento delle pareti, senza aggiungere masse significative e garantendo la massima flessibilità nei confronti degli spostamenti verticali che devono essere lasciati liberi per non alterare gli stati tensionali dovuti alle azioni gravitazionali (figura 2). Altro esempio significativo è la possibilità di progettare nel dettaglio sistemi di irrigidimento di piano, da porre in opera a secco e capaci di integrare anche elementi rompitratta, atti a garantire l’efficienza membranale interferendo al minimo con il regime tensionale dovuto ai carichi verticali con minimi aggravi di massa e garantendo la conservazione degli orizzontamenti e coperture esistenti (figura 3).
Terzo aspetto positivo è la similitudine tra sistemi di orizzontamento e copertura in legno e in acciaio; se sostituire un solaio in legno con uno in calcestruzzo armato è operazione alquanto invasiva e dannosa per una costruzione esistente in muratura, la sostituzione di elementi lignei (travi e capriate) con elementi simili in acciaio, per quanto discutibile dal punto di vista materico, è assolutamente compatibile dal punto di vista costruttivo e meccanico-strutturale.
Quarto aspetto positivo, al quale si è già fatto cenno, è l’ottimo rapporto prestazionale tra caratteristiche meccaniche e massa, fondamentale nel limitare l’inerzia dei sistemi. Ciò rende particolarmente adatto l’uso dell’acciaio nella valorizzazione degli edifici storici: la possibilità di progettare sistemi con massa ridotta (in alcuni casi compensabile con la sostituzione di elementi non strutturali) e comportamento specializzato per fronteggiare azioni specifiche (soppalchi, passerelle, scale) permette l’inserimento di sistemi strutturali in grado di amplificare la fruibilità del bene senza alterarne il comportamento sismico complessivo e mantenendo la permeabilità visiva necessaria per godere degli apparati della costruzione storica (figura 4).
Quinto punto di attenzione riguarda la riconoscibilità dell’intervento. Particolarmente significativi sono i sistemi di integrazione di elementi lignei capaci di garantire la conservazione materica degli elementi strutturali originali rispettando appieno il criterio della riconoscibilità dell’intervento (figura IN APERTURA).
Infine la compatibilità chimico-fisica del materiale, un tempo discussa per la facile ossidabilità caratterizzata da aumento di volume e colature, è oggi superata dall’impiego di elementi zincati o in acciaio inossidabile che possono essere usati occasionalmente per risarcire lesioni nei paramenti murari, realizzare l’ammorsamento tra paramenti privi di elementi di ingranamento o come elementi di ancoraggio di strutture in acciaio esterne.

articolo pubblicato in

1. Presidi metallici in quota messi in opera nel Campanile dei Frari (Venezia) in occasione degli interventi di consolidamento statico del 2003-2005

2. Cordolature intralicciate di coronamento (Fermo, Palazzo Straboni)

3a. Irrigidimenti membranali con travi rompitratta (Comune Poggio San Marcello, AN)

3b. Irrigidimenti in copertura (Comune Poggio San Marcello, AN)

4. Intervento per il riuso delle ex concerie di Fabriano.

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