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Come ricavare valore economico dal nostro patrimonio storico e artistico. L’editoriale di Cesare Feiffer

Come ricavare valore economico dal nostro patrimonio storico e artistico. L’editoriale di Cesare Feiffer

Borgo di Colletta di Castelbianco

>Fin dall’epoca dei “giacimenti culturali”, quando sembrava di aver scoperto in Italia miniere inesplorate di sconfinato valore economico, il tema centrale nel campo dei beni culturali, e ancor più oggi in questi anni di crisi, è quello della “valorizzazione”, ossia come ricavare valore economico dal nostro patrimonio storico e artistico. Ne parlano i politici del Palazzo e quelli del bar (spesso più concreti e preparati), i proprietari privati e quelli che gestiscono patrimoni pubblici, i tecnici che operano e quelli che insegnano, chi è coinvolto nel turismo e chi ne è travolto. Il tema è noto ed è quello di come far rendere di più e meglio le infinite “bellezze” che noi italiani, nonostante una gestione scellerata di tutto, dal paesaggio agli oggetti di un qualsiasi museo, abbiamo ancora la fortuna di avere integre.
Ma se si screma questo parlare dai luoghi comuni, dalle banalità e dalle considerazioni ovvie e scontate, ben poche sono le soluzioni originali e soprattutto quelle concretamente realizzate che emergono dopo anni di approfondimenti, di progetti, di sperimentazioni, di finanziamenti e di pomposi programmi politici. Ricordavo su qualche scorso editoriale che tempo fa è stata perfino istituita un’apposita direzione generale per la “valorizzazione” nell’ambito del Ministero dei Beni Culturali senza quasi che i beni culturali italiani se ne accorgessero….
Il motivo è semplice: come in tutti i settori, per operare con qualità bisogna conoscere l’argomento del quale ci si occupa e, nello specifico, per quello dei beni culturali architettonici e paesaggistici bisogna essere ben specializzati in tre ambiti specifici.

[leggi il testo integrale nel MAGAZINE]

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